Se vendi dolci preparati in casa in modo regolare, la tua è un'attività alimentare: servono la notifica sanitaria prima di iniziare, la formazione igienica richiesta dalla tua Regione, etichette con gli allergeni e, se l'attività è abituale, la partita IVA. La cucina di casa resta fuori dalle regole solo quando cucini per il consumo domestico privato. Per le vendite occasionali le fonti ufficiali che ho consultato non fissano una soglia di dolci o di euro: il criterio è l'abitualità, e nel dubbio si chiede alla ASL e a un commercialista.
Cucina di casa o attività alimentare: dove passa il confine
Il Regolamento (CE) n. 852/2004 sull'igiene dei prodotti alimentari esclude «la preparazione, la manipolazione e la conservazione domestica di alimenti destinati al consumo domestico privato» (art. 1, par. 2) e, nei considerando, precisa che le norme riguardano le imprese, un concetto che implica «una certa continuità delle attività» (considerando 9). Le linee guida dell'Emilia-Romagna sull'home food precisano che preparare in casa alimenti da mettere sul mercato con fini commerciali è un'attività di «impresa alimentare», soggetta al controllo ufficiale (Regione Emilia-Romagna, 2023).
Esiste però un margine per le iniziative davvero sporadiche. La Regione Veneto, con la DGR n. 394 del 31 marzo 2020, colloca fuori dall'obbligo di notifica le iniziative estemporanee e occasionali (banchetti, feste, raccolte fondi) in cui dolci o altre pietanze sono preparati in quantità ridotte per una cerchia limitata di persone, in modo saltuario, sporadico, non continuativo né ripetitivo e non organizzato (DGR Veneto). Ogni Regione ha le sue indicazioni: quell'esempio non vale ovunque.
| Situazione | Come si leggono le fonti | Cosa fare |
|---|---|---|
| Dolci per famiglia e amici, senza vendita | Uso domestico privato, fuori dal Regolamento 852/2004 | Nessuna pratica |
| Una torta per la festa della scuola o una raccolta fondi, una tantum | Per il Veneto è un'iniziativa occasionale esclusa dalla notifica | Chiedi conferma alla ASL: la regola è regionale |
| Ordini ripetuti, annunci sui social, clienti che non conosci | Attività continuativa e organizzata: impresa alimentare | Notifica sanitaria prima di iniziare e valutazione della partita IVA |
Questa è una lettura prudente delle fonti, non un parere legale. Se ti trovi in una zona grigia, scrivi alla ASL del tuo Comune e conserva la risposta.
Notifica sanitaria: cosa fare e a chi
L'art. 6, par. 2 del Regolamento 852/2004 impone a ogni operatore di notificare all'autorità competente gli stabilimenti sotto il suo controllo, ai fini della registrazione. In pratica il modulo passa dal SUAP del Comune alla ASL. Il decreto lombardo del 5 agosto 2025 che aggiorna il modulo «Notifica ai fini della registrazione» prevede anche l'invio diretto alla ASL e ricorda che la notifica va fatta prima dell'avvio (D.Lgs. 27/2021). A seconda della zona si parla di notifica sanitaria o di SCIA sanitaria.
- Trova il modulo. Cerca sul sito del SUAP o della Regione «notifica ai fini della registrazione». Risultato: hai il modulo aggiornato.
- Indica l'attività. Il modulo lombardo ha una voce per la produzione di alimenti in cucina domestica (home food); l'Emilia-Romagna chiede di barrare Home food.
- Accetta i controlli. In Emilia-Romagna si dichiara di consentire l'accesso agli operatori dell'autorità competente e si espone il nome dell'operatore sul campanello.
- Rispetta i locali. Le stesse linee guida chiedono niente persone estranee alla lavorazione, niente animali domestici nel locale e materie prime della pasticceria fresca a temperature adeguate.
- Conserva la ricevuta e chiedi al SUAP se il tuo Comune richiede altre pratiche per vendere a distanza o nei mercati.
Formazione e autocontrollo HACCP: dipende dalla Regione
L'allegato II, capitolo XII del Regolamento 852/2004 chiede agli operatori di assicurare che chi manipola gli alimenti sia controllato e/o formato in materia di igiene in relazione all'attività. I dettagli sono regionali. La Toscana, con la delibera n. 540 del 6 maggio 2024, mette i pasticceri tra gli addetti del livello 2 (Moduli A e B) e chiede ai responsabili del piano di autocontrollo i Moduli A e C; il Modulo A è gratuito sulla piattaforma regionale TRIO. L'Emilia-Romagna ritiene applicabile all'home food un autocontrollo semplificato. Per la tua zona cerca «formazione alimentaristi» e il nome della Regione.
Etichette e allergeni
Il Regolamento (UE) n. 1169/2011 elenca le indicazioni obbligatorie sugli alimenti all'art. 9. Gli allergeni dell'allegato II sono 14: cereali contenenti glutine, crostacei, uova, pesce, arachidi, soia, latte (compreso il lattosio), frutta a guscio, sedano, senape, sesamo, anidride solforosa e solfiti, lupini e molluschi. Nell'elenco degli ingredienti vanno evidenziati con un carattere distinto (art. 21).
Per i dolci venduti sfusi o preincartati per la vendita diretta, l'art. 44 rende obbligatorio indicare gli allergeni, mentre le altre indicazioni sono richieste solo se lo prevedono norme nazionali. Il Ministero della Salute conferma l'obbligo per alimenti preimballati e non (Reg. UE 1169/2011). Se prendi ordini su WhatsApp o Instagram, l'art. 14 chiede che le informazioni siano disponibili prima dell'acquisto (per i preimballati, tranne la scadenza; per i non preimballati, gli allergeni): scrivile nel catalogo o nel messaggio prima che il cliente confermi.
- nome del prodotto e ingredienti in ordine decrescente di peso;
- allergeni evidenziati, oppure «contiene» seguito dall'allergene;
- quantità netta, scadenza o termine minimo di conservazione, modo di conservazione, nome e indirizzo di chi vende e, dove previsto, dichiarazione nutrizionale (art. 9, con esenzioni da verificare con la ASL);
- come base prudente usa l'elenco dell'art. 9 anche se l'art. 44 chiede meno, e chiedi alla ASL cosa richiede la tua Regione.
Partita IVA e vendita occasionale
Il D.P.R. 633/1972 (art. 4) definisce l'esercizio di imprese come l'esercizio «per professione abituale, ancorché non esclusiva» delle attività commerciali o agricole, anche se non organizzate in forma di impresa (testo pubblicato dall'Agenzia delle Entrate). L'Agenzia indica che deve iscriversi ai fini IVA chi intraprende in Italia un'attività commerciale o agricola oppure artistica o professionale «in modo abituale» (pagina aggiornata al 13 luglio 2026). Per un'attività d'impresa o artigiana la partita IVA si apre con la Comunicazione Unica d'impresa, che comprende anche l'iscrizione al Registro delle imprese; il modello AA9/12 è per chi non deve iscriversi al Registro. L'INPS lega l'iscrizione alle gestioni artigiani e commercianti al lavoro svolto «in modo abituale e prevalente» e, per gli artigiani, indica la domanda all'Albo imprese artigiane entro 30 giorni dall'inizio. Se produci i dolci con il tuo lavoro manuale può essere un'attività artigiana: verificalo con il commercialista o la Camera di Commercio.
Il regime forfetario è un'opzione per le persone fisiche: l'Agenzia delle Entrate indica ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro nell'anno precedente, un'imposta sostitutiva del 15% e del 5% per i primi cinque anni di attività in presenza di determinati requisiti (pagina aggiornata al 21 luglio 2026). Confronta soglie e aliquote sul sito ufficiale, perché cambiano ogni anno.
Sulla vendita occasionale, nelle fonti che ho consultato il criterio è l'abitualità e non compare una soglia in euro o in numero di vendite. Vendere qualche torta ogni tanto probabilmente non è abituale. Prendere ordini con regolarità e ripeterli nel tempo indica il contrario, anche senza un'organizzazione d'impresa, e in quel caso è prudente aprire la posizione. La partita IVA non sostituisce la notifica sanitaria: sono due pratiche diverse.
Come fissare il prezzo: esempio svolto
I numeri sono inventati: sostituiscili con i tuoi scontrini e con il valore della tua ora. Esempio: una torta da 10 porzioni.
| Voce | Esempio |
|---|---|
| Ingredienti, pesati e calcolati | 14,00 euro |
| Packaging (base, scatola, nastro, etichetta) | 2,50 euro |
| Energia o gas e materiali di consumo | 1,50 euro |
| Il tuo tempo: 2 ore a 12,00 euro | 24,00 euro |
| Costo totale della torta | 42,00 euro |
Ipotizza una commissione di pagamento del 2% sul prezzo (se incassi con carta o link di pagamento; controlla la tua) e un margine desiderato del 20% sul prezzo. Le percentuali si applicano al prezzo di vendita, non al costo, quindi si divide: 42 / (1 - 0,02 - 0,20) = 53,85 euro, che arrotondi a 54 euro (5,40 a porzione). Con 54 euro la commissione è di 1,08 euro e ti restano 10,92 euro, circa il 20%.
Se aggiungessi il 20% al costo, il prezzo sarebbe 50,40 euro e dopo la commissione ti resterebbero 7,39 euro, circa il 15% del prezzo. Imposte e contributi non sono nel conto: in regime ordinario il prezzo al cliente comprende l'IVA, con l'aliquota che ti indica il commercialista.
Prendere gli ordini senza stress
- Un menu corto con prezzi, ordine minimo, preavviso, allergeni e una foto chiara fatta con lo smartphone.
- Raccogli i dati con WhatsApp Business: data e ora, porzioni, gusto, scritta, allergie, ritiro o consegna.
- Conferma in un solo messaggio con riepilogo, totale e allergeni.
- Chiedi un acconto sugli ordini grandi o personalizzati e invia la politica di annullamento insieme alla conferma.
- Chiudi l'agenda quando è piena e annota ogni vendita in un foglio semplice, utile anche per il commercialista.
Fonti: EUR-Lex (Reg. CE 852/2004 e Reg. UE 1169/2011), D.P.R. 633/1972, Ministero della Salute, Regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto, Agenzia delle Entrate e INPS. Regole regionali, soglie e aliquote cambiano: conferma tutto sul sito ufficiale e con la ASL del tuo Comune.
Domande frequenti
Posso vendere dolci fatti in casa senza partita IVA?
L'art. 4 del D.P.R. 633/1972 e l'Agenzia delle Entrate legano l'obbligo di partita IVA all'esercizio abituale dell'attività, senza indicare una soglia in euro o in numero di vendite. Se vendi in modo regolare conviene aprirla; se la vendita è davvero saltuaria, chiedi conferma a un commercialista.
Serve la notifica sanitaria per vendere torte da casa?
Sì, se l'attività è continuativa: l'art. 6 del Regolamento (CE) 852/2004 chiede di notificare l'attività all'autorità competente, di solito tramite il SUAP del Comune, prima di iniziare. Alcune Regioni escludono le iniziative sporadiche, quindi verifica con la ASL.
Devo indicare gli allergeni sui dolci venduti sfusi?
Sì. L'art. 44 del Regolamento (UE) 1169/2011 rende obbligatoria l'indicazione degli allergeni anche per gli alimenti non preimballati, e il Ministero della Salute ricorda l'obbligo per i 14 allergeni dell'allegato II.
Serve un corso HACCP per vendere dolci fatti in casa?
Il Regolamento 852/2004 richiede formazione igienica in relazione all'attività, ma i corsi e i moduli sono stabiliti dalle Regioni. In Toscana, per esempio, i pasticceri seguono il Modulo A e il Modulo B. Controlla il percorso della tua Regione.
Fonti: EUR-Lex: Regolamento (CE) n. 852/2004 sull'igiene dei prodotti alimentari · EUR-Lex: Regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alle informazioni sugli alimenti ai consumatori (testo consolidato) · Ministero della Salute: Responsabilità dell'operatore · Ministero della Salute: Allergie alimentari · Regione Emilia-Romagna: Linee guida per l'igiene degli alimenti in locali utilizzati come abitazione privata (home food, 2023) · Regione Lombardia: BURL 19 agosto 2025, aggiornamento del modulo Notifica ai fini della registrazione · Regione Veneto: DGR n. 394 del 31 marzo 2020, Allegato A (notifiche e comunicazioni nel settore alimentare) · Regione Toscana: Delibera n. 540 del 6 maggio 2024, Allegato A (formazione degli alimentaristi) · D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 4 (testo pubblicato dall'Agenzia delle Entrate) · Agenzia delle Entrate: Iscrizione Iva · Agenzia delle Entrate: Partita Iva Persone Fisiche (AA9/12) · Agenzia delle Entrate: Regime forfetario · INPS: Iscrizione Gestione Commercianti · INPS: Iscrizione Gestione Artigiani



